Biografia
Amalia Del Ponte (Milano, 1936-2025)
Allieva di Marino Marini all’Accademia di Belle Arti di Brera tra il 1956 e il 1961, condusse una propria originale e solitaria ricerca che unì il rigore formale alle indagini sugli archetipi, presenti nella stessa problematica scientifica. Sin dall’inizio della sua attività, nei primi anni Sessanta, ha indirizzato la propria ricerca sul vuoto, sulla luce e sulla struttura della materia.
Dopo il diploma in scultura Amalia Del Ponte contiuò a elaborare i suoi lavori nell’aula di Brera di Marino Marini utilizzando i materiali tradizionali della scultura: gesso, terracotta, marmo, bronzo. Cominciò ad usare le resine termoindurenti nel 1963 per poi passare alle resine acriliche nel 1964. Alla Galleria Montenapoleone di Milano, presentata da Gillo Dorfless, e poi alla Galleria Adelphi di Padova nel 1965 espose per la prima volta al pubblico i prismi in plexiglass frutto della sua ricerca sugli effetti di riflessione e rifrazione della materia. Nel giugno del 1966 partecipò, su invito di Guido Ballo, al Salone Internazionale dei Giovani di Venezia dove espose i primi prismi i plexiglass prodotti in serie, la mostra venne poi riproposta l’anno successivo alla Galleria d’Arte Moderna di Milano e alla Promotrice delle Belle Arti di Torino. Nel febbraio del 1967 espose altre strutture in plexiglass alla Galleria Vismara di Milano, definite Tropi in quell’occasione da Vittorio Fagone. Queste sculture, inizialmente prodotte in serie di dieci multipli, raggiunsero nel corso degli anni dimensioni sempre più grandi.
